“La mia mente è come una foresta piena di piante
intrecciate tra loro
che non lasciano intravedere alcun sentiero.”
Eleonora [nome di fantasia]
FUNZIONAMENTO BORDERLINE: ORIGINE E DEFINIZIONE
È molto difficile addentrarsi nel mondo borderline perché è un territorio ricco, confusionario e precario, proprio come le caratteristiche di chi quel mondo lo vive dentro.
Il termine borderline rispecchia esattamente l’esperienza interna di chi ha questo funzionamento: linea di confine. Paolo Cozzaglio (2022), infatti, sottolinea proprio come la problematica che più spesso incontrano queste persone riguarda i confini.
Questa tipologia di funzionamento venne descritta e messa a punto proprio per raccogliere, da un punto di vista diagnostico, tutti quei pazienti che non rientravano in modalità equilibrate di vedere se stessi ed il mondo, ma nemmeno tanto patologiche da avere una visione distorta di sé e della realtà.
Si potrebbe parlare a lungo di questo funzionamento, ma per farlo in un breve articolo come questo devo necessariamente fare una scelta rispetto a quello che ritengo più utile evidenziare.
Vorrei cercare di mettere in luce quanto sia complessa l’esperienza interna che il borderline vive e come questo funzionamento turbolento guidi anche le relazioni affettive.
Il panorama scientifico si divide molto sulle potenzialità trasformative della qualità di vita di queste persone, ma io credo siano presenti delle risorse che se stimolate adeguatamente possono apportare un gran beneficio.
Ma cosa si intende per funzionamento borderline?
Quando si parla di funzionamento mentale si intende in generale un insieme di capacità con cui l’individuo legge se stesso, l’altro ed il suo rapporto con il mondo. Nell’ottica del Manuale Diagnostico Psicodinamico (PDM-3) queste capacità viaggiano lungo un continuum che va da un livello più stabile e articolato (il livello nevrotico), ad uno più instabile e disorganizzato (quello psicotico) ed in mezzo ad essi c’è, appunto, il livello borderline.
Questo continuum si esprime su:
– la stabilità con cui si riesce a vedere se stessi e gli altri;
– la capacità di mantenere relazioni stabili, intime e soddisfacenti;
– la possibilità di vivere e tollerare l’intera gamma di affetti sperimentabili dentro di sé ed essere in grado di percepirli anche negli altri;
– la capacità di regolare gli impulsi e gli affetti in modo da essere soddisfatti di sé e delle relazioni;
– la possibilità di sperimentare una coscienza morale coerente e matura.
Nel caso del funzionamento borderline le capacità di stabilità interna, relazionale e affettiva, sono spesso compromesse ed il risultato di tutto questo è un mondo interno complesso che il borderline stesso fa fatica a sostenere e di cui fatica a reggerne il contatto.
COME VIVE INTERIORMENTE QUESTA INSTABILITÀ UNA PERSONA CON UN FUNZIONAMENTO BORDERLINE?
Credo che il sottofondo più tormentoso e angosciante che guida queste persone nel corso della vita sia un profondo senso esistenziale di vuoto e di solitudine.
Questo senso di vuoto ha origini lontane: nasce da un’impossibilità che la persona ha avuto nel corso dello sviluppo di condividere con il caregiver il significato affettivo delle esperienze vissute in relazione, e di vedere in lui una presenza affidabile e stabile. Sono concetti complessi, lo so. Ma ad essi sono molto affezionata perché credo sia da questa impossibilità di connettersi all’altro, e di ricevere da lui una cornice di senso entro cui il bambino si senta sicuro di poter esistere e vivere, che poi si sviluppano alcune delle problematicità più grandi delle persone borderline.
In particolare, queste problematiche riguardano:
1. l’assenza di una visione stabile e chiara di sé;
2. la difficoltà nel tenere a mente l’altro significativo quando è fisicamente distante.
Nel primo caso si parla di diffusione di identità come assenza della sensazione di essere un soggetto agente dell’organizzazione del proprio mondo interno. Nello specifico è come se la persona borderline sentisse continuamente l’esigenza di appoggiarsi al mondo esterno per definire se stessa, come se senza mondo esterno avesse un’immagine di sé precaria e fluttuante.
Questo bisogno di appoggio impatta anche sulle relazioni, perché esse diventano il terreno in cui questa lotta contro l’angoscia dello svuotamento e dello smarrimento di sé prende vita.
Questa lotta è accentuata ancora di più dal secondo punto: la difficoltà di tenere a mente l’altro, ossia un deficit nello sviluppo della costanza d’oggetto. La costanza d’oggetto è ciò che ci permette di tenere a mente l’altro ed il legame significativo con lui, anche quando la persona è fisicamente distante. Nelle persone borderline questa capacità è seriamente compromessa, per cui ogni distacco è vissuto come possibile abbandono, come se mancasse internamente un senso di continuità della relazione: l’altro può sparire per sempre in modo imprevedibile, la relazione può smettere di esistere in qualsiasi momento. Questi vissuti variano nella loro rigidità sia in base alla gravità del funzionamento borderline; sia alla qualità della relazione che si crea.
Un altro aspetto che io ritengo centrale riguarda il “difetto di integrazione” (Correale et al., 2023, p. 58). Nello sviluppo del borderline spesso è mancata la possibilità di organizzare temporalmente la trama della propria vita e delle proprie esperienze, e questo si ripercuote sulla difficoltà di mettere insieme passato, presente e futuro dotando di una sequenza interna le esperienze affettive vissute. Tutto ciò ha un impatto importante sia sulla percezione della propria vita, sia sulla gestione del mondo emotivo: il borderline ha spesso la sensazione di vivere in un eterno presente, dove le azioni e le scelte sono guidate dal bisogno di sentire emozioni forti piuttosto che da una progettualità futura. Infatti, non è raro che senta il bisogno di tuffarsi nell’immediato presente piuttosto che stare in una pacata costruzione orientata al domani.
Per quanto riguarda la gestione dell’emotività, invece, essa risulta complessa perché spesso il mondo emotivo è percepito in modo caotico e frammentato, come se fosse composto da una massa di affetti intensi non distinguibili bene l’uno dall’altro. In tal senso si parla spesso, infatti, di disregolazione affettiva: una incapacità di fare ordine nel proprio mondo emozionale e di riuscire bene a mettere a fuoco cosa si prova all’interno delle esperienze che vissute.
COME SI TRADUCONO QUESTE CARATTERISTICHE NELL’ESPERIENZA INTERNA DEL BORDERLINE?
La vita di una persona borderline spesso è una tormenta interiore. Di frequente sono persone che appaiono magnetiche, oppure imprevedibili o rabbiose; ma quelle caratteristiche visibili all’esterno sono la risultante di alcune strategie che la persona trova per poter gestire il profondo senso di vuoto e la solitudine che vive dentro. Se dovessi descriverla partendo dalle immagini che mi portano i miei pazienti, direi che questa angoscia assomiglia molto ad un vuoto di senso, una massa informe oscura che trascina giù nell’abisso, nel vuoto di significati.
Contattare questa esperienza del proprio mondo interno è qualcosa di spaventoso, per cui il borderline cerca di esorcizzarla attraverso il bisogno continuo di stimolare ed eccitare se stesso.
Ne sono un esempio i comportamenti impulsivi (più o meno dannosi) ma che, al di là della gravità, hanno come scopi:
– non sentire la noia ed il vuoto, che sono due delle sensazioni principali della persona borderline;
– sentire un senso di vitalità, che spesso i borderline hanno l’impressione di non riuscire a riprodurre in modo autonomo.
Se pensiamo all’uso di sostanze, ai comportamenti sessuali impulsivi o promiscui … questi sono tentativi di rivitalizzare se stessi attraverso esperienze che risultino intense e senza le quali la persona borderline torna a sentirsi svuotata, impoverita e deserta. Alcune di queste strade diventano un modo per tornare a sentire (e sentirsi) quando il vuoto prende il sopravvento, altre sono un modo per stordire la sensazione di sovraccarico emotivo di fronte a stati emotivi angoscianti o intensi. Correale e colleghi parlano dell’uso di sostanze proprio come tentativo di contrasto della “penosa sensazione di essere morto nei sensi” (ibidem, p. 33).
Un altro aspetto complesso riguarda il modo in cui il borderline sente le emozioni. Ho accennato sopra come esse siano vissute come massa caotica e indifferenziata ed il risultato di questa percezione è il sentirsi travolti dalle esperienze emotive che si vivono, al punto da doversi ritirare, attaccarsi in modo viscerale allo stimolo esterno che provoca quella sensazione, oppure cercare di rassicurarsi usando spiegazioni razionali su ciò che si sta vivendo. Questo senso di sopraffazione delle emozioni vissute vale sia per quelle positive che negative: la persona borderline vive uno stato di confusione e disorientamento sia di fronte ad esperienze spiacevoli che piacevoli. Ciò aumenta la sensazione, spesso onnipresente, di tormento interiore facendola sentire arrabbiata, svuotata o annoiata.
La sensazione di vivere il proprio mondo emotivo fuori controllo porta a vivere sentimenti estremi “mal percepiti o travolgenti” (Cozzaglio, 2022, p. 149) come: un senso di fragile precarietà, invidia, vergogna, sensazione di abbandono, odio distruttivo e umiliazione.
Diversi autori (Bollas, 1987; Green, 2009) enfatizzano, seppur con sfumature diverse, come la ricerca di esperienze vitalizzanti e la lotta contro l’assenza di significati portino queste persone alla continua ricerca di novità, del mai sperimentato. Anche nel rapporto con l’altro c’è spesso il gioco eccitante di stimolare se stessi, salvo poi essere colti da profondi timori abbandonici o da un senso di noia se la relazione perde una funzione stimolante o vitalizzante.
La ricerca di questo tipo di esperienze ha come risultato l’impossibilità di sentirsi nutriti e appagati da piaceri più pacati e continuativi e l’arrivo di uno stato depressivo quando, dopo l’esperienza vitalizzante, torna il contatto con la sensazione di vuoto.
Fin ora sembra io abbia descritto un quadro poco rassicurante. È vero. Ma vi assicuro che, almeno per la mia esperienza clinica, quando una persona con questo funzionamento inizia a mettere a fuoco la propria esperienza interna e la mette in parole spesso è così che si sente.
Spesso, durante la terapia, sono io a donare vitalità a tutti quei risvolti di questo funzionamento che secondo me possono essere potenziati per provare ad essere utilizzati in modo creativo e progettuale, anziché esclusivamente distruttivo.
Se dovessi fare un esempio, mi vengono in mente delle caratteristiche che accomunano queste persone: sanno essere magnetiche e sanno attraversarti dentro. Questo deriva spesso dalle loro abili doti seduttive, non per forza erotiche, ma proprio delle abilità di attrarre a sé l’altro, e anche dalla loro sensibilità emotiva. M. Linehan, di cui consiglio di andare a cercare la sua storia autobiografica perché è molto avvincente, nel suo libro “Una vita degna di essere vissuta” racconta questo stato sensoriale del borderline come un vivere senza pelle emotiva: “[…] è come se i borderline mancassero di una pelle emotiva protettiva, per cui il movimento o il contatto più lieve possono essere causa di un’intensa sofferenza.” (2021, p. 57).
Le persone borderline sentono lo stato d’animo di chi gli è accanto. Lo avvertono. Entrano in una risonanza particolare, che non tutti sono in grado di creare.
Questa capacità di risonanza può contribuire a creare delle bellissime connessioni relazionali.
Dove nasce il problema?
Credo che spesso nasca sulla difficoltà che hanno nel tradurre i significati di quello che vive l’altro e di quello che sentono dentro loro stesse, cioè: sentono molto, in modo forte e complesso ma hanno difficoltà ad attribuire un corretto significato a questo sentire. Per esempio: percepiscono uno stato di delusione nell’altro, ma attribuiscono la causa a qualche loro gesto piuttosto che ad una giornata storta di quella persona. Da qui si creano spesso litigi nelle relazioni e una sensazione di confusione interna difficile da gestire.
La persona borderline fatica molto a valorizzare questa sua capacità di sentire, perché ha la percezione che spesso gli crei più guai che gioie.
LE RELAZIONI BORDERLINE: TRA GIOIE E DOLORI
Accennavo sopra come la persona borderline abbia difficoltà nel tenere a mente l’altro significativo quando questo si allontana. Immaginiamo quanto possa essere angosciante non sapere mai se l’altro c’è per restare e se l’altro scompare quando va via! Oppure quanto possa essere destabilizzante sentire che se l’altro si allontana la relazione non esiste più e, automaticamente, anche la persona borderline percepisce di non esistere più.
Queste sensazioni possono essere più o meno marcate, in base al livello di gravità del funzionamento: dalla sensazione di non sapere più chi si è se l’altro si allontana, al non sentirsi mai sicuri di quanto l’altro sia affettivamente coinvolto nella relazione.
Spesso, al di là delle sfumature, la relazione oscilla tra l’angoscia di essere abbandonati, il timore di essere invasi, e la noia se il rapporto raggiunge un certo equilibrio.
Queste sensazioni all’interno delle relazioni affettive hanno origine all’interno dei primi rapporti significativi: frequentemente queste persone sono cresciute in contesti affettivamente ambigui in cui chi doveva occuparsi di loro poteva essere imprevedibilmente presente o assente oppure maltrattante o accudente. Inoltre, spesso si è trattato di contesti in cui era assente una figura adulta con cui avere la possibilità di condividere e verbalizzare gli stati emotivi delle esperienze vissute nei legami significativi.
Questo getta le basi per lo sviluppo di difficoltà, da adulti, sia a cogliere le sfumature del proprio mondo emotivo, sia a narrarsi interamente le esperienze così da poterle ordinare e dar loro un senso nel proprio percorso di vita. Non solo, ma secondo Correale e colleghi (2023) questa indisponibilità nel permettere al bambino di esprimere il proprio mondo interno genera poi in lui la sensazione di pericolosità nel mostrare in pieno se stesso e la propria vitalità.
Le relazioni delle persone con un funzionamento borderline sono spesso tormentate perché l’altro non viene visto in modo stabile: può oscillare tra l’essere amato e idealizzato all’essere odiato, tra l’essere la fonte di angosce persecutorie all’essere al centro del proprio mondo.
La caratteristica che maggiormente si vive nelle relazioni borderline è l’instabilità. Sembra che all’interno del rapporto non ci sia mai spazio per un vissuto sentimentale stabile: chi ha una relazione con una persona borderline vive costantemente la sensazione di camminare sulle uova, mentre la persona borderline non si sente mai sicura del legame anche se tende a percepirlo come essenziale per la propria tenuta interna.
In ogni caso sono sempre rapporti intensi poiché, nel funzionamento borderline, la ricerca di vitalità è essenziale per sentire di esistere e per sentire che l’altro c’è e non scompare.
Queste relazioni risultano essere tormentate ma anche emotivamente molto cariche perché acquisiscono un valore esistenziale, come se trasmettessero il messaggio: “senza di te io perdo me stesso”.
Nelle situazioni più gravi la relazione è carica di una grande confusione perché l’altro è percepito sia come essenziale nella propria vita, ma anche come una pericolosa fonte di sofferenza o di abbandono. Nelle situazioni meno critiche l’altra persona acquisisce un ruolo centrale nello spazio mentale del borderline, al punto da diventare la fonte principale usata per regolare il proprio mondo interno.
Anche qui, come sottolineavo nel paragrafo precedente, non vorrei che aver dipinto questo quadro complesso delle relazioni borderline facesse sentire spacciati tutti quei lettori che si riconoscono in queste dinamiche.
Le persone con un funzionamento borderline possono essere estremamente interessanti e stimolanti e, certamente, con loro non ci si annoia mai! La grande difficoltà è che sono talmente impegnate a combattere le loro tormente interne che difficilmente riescono a riconoscersi come persone dotate di queste qualità positive. Il mio pensiero va spesso alle tormentate pazienti che ho incontrato lungo il mio percorso da terapeuta, spesso arrivate da me per qualche travagliata storia sentimentale in cui si disperavano e logoravano. E mentre loro piangevano sentendosi rassegnate al loro triste destino di solitudine, io rimanevo spesso colpita da quanto invece le trovassi delle donne estremamente interessanti e brillanti. La cosa curiosa è che ogni volta che rimandavo loro questa discrepanza mi guardavano sgranando gli occhi come stessi parlando di un’altra persona!
La difficoltà nel sentirsi soggetto, e non oggetto in balìa delle circostanze esterne, è ciò che più crea loro difficoltà nel poter godere appieno delle esperienze affettive.
Questo discorso del sentirsi profondamente soli vale anche per gli uomini. Nella mia esperienza terapeutica trovo, però, che nei pazienti borderline questa dimensione angosciante della solitudine fatichi maggiormente ad essere tirata fuori, sebbene anche loro soffrano per le relazioni travagliate ed oscillino tra il bisogno di vivere l’intensità del legame e la necessità di porre fine alla tormenta che spesso è generata in loro da un rapporto affettivo che inizia ad acquisire centralità.
COME IMPARA AD ABITARE SE STESSA UNA PERSONA BORDERLINE?
Ci sono una serie di livelli e di urgenze che bisogna considerare per aiutare le persone borderline a sentirsi meglio.
Io credo che si parta da strategie più immediate e concrete, a quelle che invece richiedono un impegno più grande e lavorano un po’ sulle lunghe distanze.
Eccone alcune che considero fondamentali:
1. Ritorno al contatto con il proprio corpo: una delle esperienze più travolgenti per le persone borderline riguarda la sensazione di perdita di se stessi. Ciò si esprime: o nella sensazione di perdersi e confondersi in un mondo emotivo caotico e indecifrabile, o in quella di spengersi al punto tale da non sentire più niente. Le attività corporee, come ad esempio quelle sportive o artistiche, aiutano queste persone a ritrovare una centratura. In particolare, queste discipline permettono di sperimentare un’unione mente-corpo che consente di fare delle esperienze avvertite come piene e nutrienti: essere completamente dentro l’esperienza che si sta vivendo, sentirsi interi e nutriti in qualcosa che viene generato da se stessi, può donare una grande sensazione di benessere e di capacità di autoprodurre energia vitale.
2. Raccontarsi e raccontare le proprie esperienze emotive: accennavo sopra come alla persona borderline sia mancata una relazione che permettesse di sviluppare una capacità di narrare le esperienze emotive e, quindi, anche di condividerle verbalmente. Questo, nel corso dello sviluppo, ha comportato sia una difficoltà nel mettere a fuoco le emozioni che si provano, sia una difficoltà nel riuscire a cucire una sorta di trama delle proprie esperienze. Credo che avere qualcuno che aiuti la persona borderline a mettere in parole ciò che prova nelle esperienze che vive la aiuti a rimettere in moto un senso del tempo e di progettualità della propria esistenza. Inoltre, imparare a riflettere su cosa si prova nelle esperienze che si vivono spesso aiuta i borderline a diminuire la sensazione di caos e di confusione rispetto a ciò che accade nel proprio mondo emotivo.
3. Dal bisogno della relazione al desiderio della relazione. Passare dal vivere una relazione per colmare un vuoto al vivere una relazione perché si desidera l’altra persona è un passaggio complicato ma che può regalare tante sorprese. Quando ci si avvicina a qualcuno perché si ha la sensazione che quella persona colmerà un vuoto interno, prima o poi si verrà profondamente delusi. Nessuno, purtroppo o per fortuna, è in grado di colmare pienamente la vita di qualcun altro. Nei rapporti fondati sul bisogno si delega completamente all’altro il nostro benessere e si pretende che egli sia in grado da solo di riempire un vuoto che spesso ha radici profonde ed esistenziali. Quando invece si desidera l’altra persona, la si incontra nella sua alterità e si è incuriositi da lei, la relazione diventa uno scambio arricchente per entrambi.
L’altro regala qualcosa in più, non diventa qualcuno da cui dipende la propria stessa vitalità e pienezza. Perché per una persona borderline fare questo passaggio può essere complesso? Perché spesso nelle relazioni affettivamente intense il borderline sente quasi di perdercisi dentro e di perdere se stesso, per cui l’altra persona diventa vitale ma anche angosciante perché sembra detenere il completo potere del senso di pienezza dell’altro.
Passare dal bisogno al desiderio non significa smettere di sentire che l’altro è molto importante! Significa poter vivere una interdipendenza dove ognuno è prezioso per l’altro e non si oscilli tra un’irrealistica indipendenza totale e una passiva dipendenza dall’esistenza altrui.
4. Da oggetto a soggetto delle proprie esperienze.
Spesso rimango sorpresa da quanto le persone borderline riescano a soffermarsi pochissimo su loro stesse. Sono sempre estremamente proiettate al di fuori, nel cosa succede intorno al loro. Il fuori stimola talmente tanto il loro mondo interno da sentirsi spesso sopraffatte da loro stesse.
“Come sto nelle esperienze che vivo?”, è una domanda che ritengo centrale perché sposta l’attenzione: dalla sensazione di essere vissuti dall’esterno all’essere soggetto attivo della propria vita, all’essere “agente responsabile della propria esperienza di vita” (Cozzaglio, 2022, p. 356).
La persona borderline, nel tomento esistenziale, si perde. Perde se stessa, perde tutta la passionalità e la vitalità che può apportare nella sua stessa vita. Perde di vista tutta la potenziale capacità di nutrire se stessa.
Credo che per ognuno di noi valga un po’ l’idea che tutto il processo di vita sia fatto di precari equilibri, messi continuamente in discussione dagli eventi e dalle nostre trasformazioni interne.
Niente rimane uguale a se stesso, né i nostri desideri, né noi.
Abbiamo bisogno di periodici aggiustamenti interni: ci muoviamo continuamente, e il nostro assetto di vita si muove con noi. Questo è ancor più vero perle persone borderline, che del precario equilibrio fondano la loro esistenza, alla ricerca di un modo per sentirsi finalmente nutriti e pieni interiormente.
Credo che la strada per uscire dal caos che la persona borderline vive sia quella di imparare ad abitarlo, non leggendolo solo come confusione angosciante ma anche come spazio di vitalità potenziale emergente.
Riferimenti bibliografici
Bollas C. (1987), The shadow object: psychoanalysis of the unthought know, Columbia University Press, New York;
Correale A., Alonzi A.M., Di Giuseppe P., Carnevali A., Giacchetti N. (2023), Borderline. Lo sfondo psichico naturale, Mimesis, Milano;
Cozzaglio P. (2022), Confini Borderline. Psicoterapia analitica intersoggettiva dei disturbi di personalità, Franco Angeli, Milano;
Green A. (1975), On private madness, Routledge, London;
Linehan M. (2021), Una vita degna di essere vissuta, Raffaello Cortina Editore, Milano;
Lingiardi V., Mc Williams N. (a cura di) (2025), Manuale Diagnostico Psicodinamico (PDM-3), Raffaello Cortina Editore, Milano.

