GHOSTING, BREADCRUMBING, PAPERCLIPPING… LE RELAZIONI CHE NON DECOLLANO NELL’ERA MODERNA

In rete, e con le mie pazienti più giovani, sono di recente incappata con curiosità in alcuni neologismi creati, più o meno appositamente, per indicare fenomeni relazionali sempre più presenti nell’epoca delle relazioni moderne.

Quando mi riferisco alle relazioni moderne, penso a quei rapporti che si creano e si “consumano” all’interno della società contemporanea che fonda nella velocità un valore e nel moto perpetuo le sue fondamenta.
Il sociologo Bauman (2007), descrivendo lo stile di vita nella società contemporanea si riferisce ad essa come ad una “liquid modern life” (p.4), ovvero una vita in cui tutto si compone e decompone rapidamente, in cui i tempi contemporanei sono quelli dove il cambiamento deve essere una costante. Il rischio diventa poi quello di vivere nella convinzione che l’incostanza sia l’unica certezza.
Non c’è da stupirsi dunque se le relazioni odierne sono la cartina tornasole di tutto questo e se esse si vanno caratterizzando per la rapidità con cui iniziano e terminano, per la confusione identitaria con cui prendono forma e per l’insoddisfazione che creano.

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Essere genitori durante la separazione coniugale

La separazione coniugale è un evento molto delicato che comporta la rottura dell’equilibrio familiare. Questa rottura può essere letta ed inquadrata entro duplici versanti: quello della separazione legale e quello della separazione psicologica dei coniugi.

La separazione legale è un momento critico per l’intero sistema-famiglia in cui possono esserci diverse sensazioni ed emozioni che si intrecciano tra loro, ad esempio: insicurezza, tristezza, rivalsa, sensi di colpa, senso di perdita.

Questo avvenimento richiede uno sforzo da parte dei coniugi per cercare un nuovo equilibrio, ed è possibile che questa ricerca sia ancora più faticosa quando la coppia che si separa ha dei figli.

La separazione può essere un passo più o meno difficile.

La difficoltà può essere collegata alla condivisione o meno della scelta di separarsi. Leggi tutto “Essere genitori durante la separazione coniugale”

COME NASCE UN PAPÀ: RISORSE E OSTACOLI NELLA COSTRUZIONE DEL RUOLO GENITORIALE

Questo articolo prende spunto dalle riflessioni che nascono nel mio studio dove arrivano tanti papà in cerca di aiuto, o semplicemente di risorse in più, per affrontare il loro difficile ruolo.
Ma perché difficile? Diciamocelo: il papà, rispetto alla mamma, arriva nove mesi dopo. E quei nove mesi di gestazione creano un legame viscerale tra la figura materna ed il piccolo esserino che nascerà; legame che può dare l’impressione al papà di essere sempre “in affanno” rispetto alla posizione che ricopre la figura genitoriale femminile.

IL PAPÀ NON VIENE DOPO LA MAMMA! PERCHÉ È IMPORTANTE LA FUNZIONE PATERNA
Abbandoniamo l’idea che solo la madre sia decisiva nello sviluppo del bambino nei primissimi anni di vita.
Troppo spesso leggo che la funzione paterna, nelle fasi iniziale di costruzione del nuovo assetto familiare, serve a proteggere la diade madre-bambino e la loro interazione funzionale alla crescita del piccolo nuovo arrivato. Il papà non è solo questo!

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GUERRA E PANDEMIA: QUANDO L’ANSIA CI ACCOMPAGNA NELLE METAMORFOSI SOCIALI

Questi ultimi anni si sono caratterizzati per l’arrivo di eventi, di portata mondiale, che hanno avuto ripercussioni su molteplici aspetti di vita, quali ad esempio quelli sociali, psicologici ed economici. Il diffondersi del Covid-19, e lo scoppio della guerra in Ucraina, sono eventi che si sono verificati in rapida successione; lasciandoci smarriti ed increduli di fronte a quanto stava succedendo.
Per quanto riguarda il Covid-19, si è passati dall’annuncio di alcuni focolai in Cina ad una rapidissima diffusione su scala globale del Virus che, nel giro di poco tempo, ha modificato moltissime nostre abitudini e ci ha imposto un cambiamento negli stili di vita ed un’attenzione scrupolosa verso la nostra salute. A distanza di due anni, quando si sta uscendo dalla fase pandemia per passare in una fase di convivenza controllata con il Virus, ci ritroviamo a leggere che Putin ha avviato un’operazione militare in Ucraina con l’obiettivo dichiarato di smilitarizzare il paese e proteggere il Donbass (https://tg24.sky.it/mondo/approfondimenti/perche-russia-invade-ucraina). Dopo poco questa operazione si trasforma in una guerra che chiama in causa molti altri paesi.
I timori sono molti: dallo scoppio di una guerra mondiale, alle ripercussioni economiche di questo conflitto, all’aiuto umanitario e concreto che si può dare alle vittime di questa guerra. Tutto ciò prosegue parallelamente ai contagi, alle quarantene, alle metamorfosi legislative rispetto all’uso dei dispositivi di protezione individuale, dei vaccini e del Green Pass.

PERCHÉ PARLARE DI ANSIA OGGI
Sarebbe impossibile oggi non essere “colpiti” da tutti questi eventi che collettivamente coinvolgono ognuno di noi e influenzano le nostre vite, seppur in modi differenti.

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I DISTURBI ALIMENTARI: QUANDO È IL CORPO CHE PARLA

Quando nel mio studio arriva un paziente che mi racconta di un suo sintomo, spesso la richiesta che accompagna questa narrazione è quella di eliminarlo nella convinzione che, scomparso il sintomo, si dissolverà il problema.
Nella realtà delle cose la faccenda è ben più complessa poiché il sintomo è solo l’aspetto più esteriore e superficiale di una sofferenza più profonda.
Esso, infatti, ha un duplice valore: da un lato è motore di un problema e causa di un disagio; ma dall’altra è quel campanello d’allarme che ci indica che qualcosa non funziona più.
Il sintomo è un segnale che ci può aiutare a capire che qualcosa non sta più andando come dovrebbe.

Tricoli (2017) ci ricorda che il sintomo è un segno che esprime l’impossibilità di mettere in parole degli aspetti propri della persona che premono per uscire. E allora la strada per questa esternazione può diventare proprio il corpo.

PERCHÈ COMPARE IL SINTOMO
Come sottolinea Tronick (2005) ogni individuo è costantemente impegnato in un processo volto sia a mantenere lo status quo di come egli è e di come si è strutturato nelle sue distintive caratteristiche, sia a mettere in atto delle trasformazioni personali in virtù delle novità che la vita gli propone. Leggi tutto “I DISTURBI ALIMENTARI: QUANDO È IL CORPO CHE PARLA”

IL LANGUISHING, L’EMOZIONE DEL 2021

IL LANGUISHING E L’ASSENZA DI BENESSERE
Arriva dall’America, ed è un termine coniato dallo psicologo Corey L.M. Keyes che, nella sua ricerca del 2002, introduce il termine per indicare l’assenza di uno scopo e di piacere nella propria vita. Letteralmente significa “languire” e Keyes utilizzò questa parola per indicare le persone che non potevano ritenersi depresse ma che, nonostante questo, non erano comunque felici. Nella ricerca Keyes mostrava, infatti, come il languishing non si potesse considerare strettamente connesso con ansia e depressione.
Uno psicologo dell’Università della Pennsylvania, Adam Grant, riprende questo termine e lo caratterizza come un’assenza di benessere e un’impossibilità di utilizzare le proprie risorse al massimo. Definisce il languishing come l’emozione dominante del 2021, e lo traduce come un senso di stagnazione, di disagio e di vuoto che può originare dallo sconvolgimento delle nostre vite per via dell’avvento del Covid-19 e dall’angoscia che la presenza del Virus comporta.

Il pericolo, sottolinea Grant, sta nel fatto che questo stato di malessere rischia di passare inosservato perché non comporta particolari sintomi, ma è uno stato che a poco a poco “ spenge” le persone e ne distrugge le loro motivazioni, le funzioni e le loro capacità personali. Inoltre, sembrerebbe essere presente nella popolazione statunitense molto più della Depressione Maggiore. Nel suo articolo per The New York Times, Grant specifica come la persona che si trova in questo stato non riesca a percepire lentamente se stessa cadere nella solitudine, e nemmeno il fatto che a poco poco si ritrovi immersa nell’indifferenza della propria indifferenza. Leggi tutto “IL LANGUISHING, L’EMOZIONE DEL 2021”

L’ADOLESCENZA TRASFORMATA: IL CAMBIAMENTO DELL’ADOLESCENZA AI TEMPI DELLA PANDEMIA

Lavorando spesso con i ragazzi ho avuto modo di assistere direttamente al cambiamento che ha comportato l’ingresso del Covid-19 nella loro quotidianità. A distanza di un anno dall’inizio della trasformazione delle vite di tutti noi e del nostro stile di vita, i ragazzi, non solo si sono dovuti adattare ad una nuova realtà, ma stanno anche trasformando il modo di costruire la loro identità e di affrontare (o non affrontare) le sfide che questo comporta.

COME CRESCE L’ADOLESCENTE: I COMPITI DI SVILUPPO
Lo stile di vita cambia sì, ma ciò che non muta sono le fasi che i ragazzi si trovano ad affrontare per poter costruire loro stessi. Pietropolli Charmet (Maggiolini, Pietropolli Charmet 2004), parlando appunto dei compiti di sviluppo che ciascun adolescente è chiamato ad affrontare, mette in luce l’attenzione che bisogna mantenere al mondo affettivo e relazionale dei ragazzi: loro costruiscono chi sono e chi vogliono essere attraverso le sperimentazioni nelle relazioni con gli altri e attraverso l’imparare ad entrare in contatto con il loro mondo emotivo (per conoscere ciò che provano e come reagiscono alle esperienze che fanno durante il loro sviluppo).

Attraverso l’alfabetizzazione emotiva e le relazioni con gli altri è possibile affrontare i compiti di sviluppo, che sono: Leggi tutto “L’ADOLESCENZA TRASFORMATA: IL CAMBIAMENTO DELL’ADOLESCENZA AI TEMPI DELLA PANDEMIA”

Se prima eravamo in due. Le trasformazioni nel rapporto di coppia dopo la nascita di un figlio

DALL’ ALCOVA AL NIDO: L’ARRIVO DI UN FIGLIO E L’IMPATTO SULLA COPPIA

La nascita di un figlio è un evento emozionante che stravolge la vita e che richiede dei cambiamenti nel rapporto tra i partners: all’arrivo del bambino non si è più soltanto coniugi ma anche genitori ed è necessario riuscire a conciliare entrambi i ruoli, dando vita ad una nuova identità di coppia.

Ogni fase della vita coniugale è caratterizzata da una serie di compiti di sviluppo (Bianchi, Giusti, 2012, p. 275).
Anche nel caso della nascita di un figlio, la diade si troverà di fronte a delle trasformazioni di cui doversi occupare: Leggi tutto “Se prima eravamo in due. Le trasformazioni nel rapporto di coppia dopo la nascita di un figlio”

Hikikomori: un’adolescenza tra autoreclusione e disadattamento

ORIGINE E CARATTERISTICHE DEL FENOMENO
Il termine Hikikomori venne coniato da uno psichiatra giapponese, Saitō Tamaki, che si interessò a questo fenomeno con cui definì i giovani che mostravano segnali di letargìa, impossibilità di comunicare con l’altro e isolamento sociale.
La parola è formata da hiku, che significa “tirare indietro”, e da komoru che significa “ritirarsi”. Infatti l’espressione di questa forma di disagio sta nella violenta reclusione dal mondo esterno al punto da far sì che la persona (spesso adolescente o giovane adulto) si isoli da ogni contatto sociale rimanendo segregato nella propria stanza.

Saitō (1998) ha elencato anche una serie di sintomi che caratterizzerebbero l’Hikikomori, tra essi vi sono:

  • ritiro sociale;
  • fobia scolare;
  • antropofobia (angoscia causata dalla presenza di persone);
  • automisofobia (paura di essere sporco o di sporcarsi);
  • agorafobia (paura degli spazi aperti);
  • manie di persecuzione;
  • sintomi ossessivo-compulsivi;
  • evitamento sociale;
  • apatìa (mancanza di partecipazione, sia intellettiva che affettiva, e di interesse nelle cose);
  • letargìa (stato di sonno costante);
  • umore depresso;
  • inversione del ritmo sonno-veglia;
  • sentimenti di autosvalutazione e di colpa.

Watanabe (citato in Ricci, 2009, pp. 123-124) ha evidenziato tre fondamentali caratteristiche del fenomeno:

  • il ritiro sociale: un fuggire le relazioni umane per timore dell’altro da sé;
  • la chiusura effettiva del mondo fuori dalla propria stanza: gli altri vengono simbolicamente e letteralmente chiusi fuori;
  • l’allontanamento, mentale e fisico, dalla vita sociale.

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Relazioni violente: al di là di una visione “vittima-carnefice”

LA VIOLENZA RECIPROCA NELLA COPPIA: UN FENOMENO SOMMERSO?Echeburùa e Corral (1998) ritengono che le forme di maltrattamento all’interno della coppia possano assumere diverse forme e che si possa parlare di maltrattamento nella coppia quando i partner hanno un legame affettivo stabile.
È raro occuparsi di maltrattamento reciproco all’interno della coppia, perché capita maggiormente di sentir parlare della violenza sulle donne e di uomo maltrattante.
Parlando della “violenza reciproca nella coppia” intendo riferirmi a tutte quelle situazioni in cui si crea un “incastro” nella relazione tra i partner e in cui entrambi contribuiscono (attraverso differenti modalità) ad esercitare una violenza sull’altro, che sia fisica o psicologica.
Secondo Ridley e Feldman (2003) i pochi dati a disposizione sulla violenza recirpoca nella coppia sono dovuti al fatto che essa spesso è esaminata a partire dalle azioni maschili e la violenza femminile è vista solo come una risposta difensiva di fronte a quella dell’uomo.
Krahè et al. (2005), invece, sottolineano proprio come la presenza di comportamenti violenti (sia psicologici che fisici) attuati da entrambi i partner sia un fenomeno diffuso e che non sembrerebbe legato alle caratteristiche del contesto sociale di appartenenza. Leggi tutto “Relazioni violente: al di là di una visione “vittima-carnefice””